Marzo 1999
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L'Associazione Artisti della Ceramica in Castellamonte si è costituita nel luglio 1998. Questa di Collegno è la prima mostra tutta nostra fuori dai confini locali e ci auguriamo che sia la prima di una lunga serie. Per comprendere i motivi che ci hanno spinto ad aggregarci in una associazione è utile guardare a quella che è la storia della ceramica di Castellamonte.
Dobbiamo ricordare che dal tempo delle anfore romane reperite negli scavi locali, alle brocche e ai piatti medioevali, alle stufe dell'Ottocento e alle statue dei primi Novecento, Castellamonte, rispetto ad altri centri ceramici italiani ha come connotazione tipica, una produzione di oggetti d'uso, oggetti funzionali.
Castellamonte ha conservato nel tempo queste sue caratteristiche senza avere modelli specifici propri, producendo forme un po' analoghe ovunque in Italia e non avendo nemmeno decorazioni sue proprie in grado di contraddistinguerla.
Questa particolare produzione ceramica avendo vissuto senza mai rinnovarsi, ad un certo punto della sua storia ha rischiato di scomparire definitivamente. L'awento della plastica prodotta in serie illimitata a bassi costi di produzione e la sostituzione delle stufe con i termosifoni, hanno vanificato l'unica peculiarità della ceramica di Castellamonte, la ceramica di uso comune. Negli Anni Settanta è quasi tutto sparito, tornianti, stampatori, formatori, plasticatori, tutte le forze attive, tutta la conoscenza quindi il presente, la memoria cioè il passato con tutta la sua storia si mettono al servizio delle industrie e delle tecnologie che si sviluppano sul territorio.
Le ditte produttrici ceramica vennero abbattute o abbandonate, sopravvissero solo due ditte produttrici di oggetti in refrattario, ma non resistettero a lungo. Con la chiusura degli impianti siderurgici italiani entrarono in crisi e cessarono ogni attività. Restarono attivi solo i fratelli Bianchetti (rilevati poi da Renzo Igne). Venne poi a Castellamonte Savio che allora non produceva stufe, ma decorava a terzo fuoco la porcellana e presso cui lavorava Giose Camerlo.
Quindi in quella situazione catastrofica qualcosa si era salvato tanto da tener vivo il ricordo di un passato più fùlgido. Carlo Trabucco, sindaco di quegli anni inventa la "Mostra della ceramica di Castellamonte" che allora portava il nome di "Giugno Castellamontese" e richiama così alla memoria un passato nemmeno troppo lontano. Ed è anche grazie all'Istituto d'Arte che Castellamonte diviene Città elettiva per la maggioranza di noi, allora attratti dal prestigio e dalla qualità dell'istituto stesso. Il seme della ceramica artistica viene proprio dall'Istituto d'Arte che chiama a Castellamonte validissimi insegnanti da Faenza e da altri centri ceramici della Toscana e da un notevole e qualificato contributo alla riuscita delle manifestazioni presentando i lavori degli studenti come quelli dei loro professori.
La mostra crebbe nel tempo grazie anche ad una rivalutazione delle tradizioni e un rinnovato interesse per i mestieri o le arti quasi tramontate. La popolarità di questa manifestazione crebbe molto col passare degli anni fino a raggiungere i risultati che tutti voi conoscete. Essendo gli artisti locali la parte preponderante per importanza, i depositari e tramandanti le più alte tradizioni del fare ceramica di Castellamonte, essi oggi desiderano porsi come momento di riferimento rispetto anche ad altre tendenze di importazione (se pur qualificate).                           (CONTINUA)

 

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